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il tartufo marzuolo

Il tartufo marzuolo o bianchetto viene trovato nelle pinete litoranee della Provincia di Pisa e nella zona di San Miniato. La sua raccolta è consentita dal 10 di Gennaio al 30 di Marzo.
Ha un aspetto tondeggiante, scorza liscia e colore biancastro tendente al fulvo fino al violaceo. All’interno la polpa del tartufo maturo è caratterizzata da numerose venature a forma di ramo.
Le sue dimensioni sono generalmente più piccole del tartufo bianco pregiato.

Curiosità
Uno dei nomi scientifici di questo tartufo (Tuber borchi) fa riferimento al Conte di origine polacca De Borch che per primo studiò le caratteristiche botaniche di questo fungo. Il conte pensò anche di aver trovato il metodo per coltivare il tartufo bianco pregiato. Ma dovette poi costatare che la produzione che otteneva era dovuta esclusivamente ai suoi servitori che, per gratificarlo, gli facevano trovare i tartufi, raccolti altrove, nel miscuglio di terra che aveva approntato.

L’uso in cucina
Il tartufo marzuolo emana un profumo tendente all’odore dell’aglio. Può essere usato sia crudo sia fatto bollire per qualche minuto nel brodo. Questo procedimento evita che il suo odore agliaceo ricompaia dopo il pasto.

Consigli per l’uso
• Conservare il tartufo, in frigorifero, in un barattolo chiuso, avvolto nella carta da cucina che deve essere cambiata giornalmente. Non indugiate a mangiarvelo, perché più lunga è la conservazione e minor profumo ricaverete dal tartufo. Se proprio lo volete conservare a lungo, grattatelo, mescolatelo con parmigiano grattato (due parti di tartufo e una di parmigiano) e surgelatelo dentro un barattolo ermetico.
• Il tartufo deve essere pulito e lavato soltanto al momento dell’utilizzo. Spazzolatelo con una spazzola non troppo dura, sciacquandolo velocemente sotto l’acqua corrente e asciugato con carta da cucina. Se vi avanza consumatelo il più velocemente possibile perché marcisce.
• Per affettarlo potete usare il classico “mandolino”.
• Per grattugiarlo è preferibile usare una grattugia di plastica.

LE RICETTE

Crostini al tartufo marzuolo

Ingredienti per 4persone
Fruste di pane n. 1
Burro g. 100
Tartufo marzuolo g. 40
Sale
Pepe di mulinello

Procedimento
Ammorbidire il burro, unire una parte del tartufo grattato, salare e pepare. Spalmare il composto sul pane affettato. Tagliare a fettine il tartufo rimanente e metterle sui crostini.

Tartara al tartufo marzuolo

Ingredienti per 4 persone
Carne di manzo g. 300
Tartufo marzuolo g. 60
Olio extravergine cl 20
Limone
Rosmarino
Sale grosso
Pepe di mulinello

Procedimento
Tritare il rosmarino, unire il sale grosso e il pepe. Con questo composto massaggiare il pezzo di carne e riporla in frigo, coperta con un panno, per un’ora. Togliere il condimento dalla carne, usando il panno, e tagliarla a fette molto sottili (si può usare anche l’affettatrice). Preparare il condimento composto con l’olio, parte del tartufo grattato, poco succo di limone e pepe. Adagiare le fette di carne sul vassoio di portata e condirle. Metterle in frigo per un’ora. Prima di portare in tavola affettare il rimanente tartufo sopra la carne.

Ingredienti per 4 porzioni:
Burro g 25
Farina g 30
Latte caldo cl 25
Parmigiano grattato g 25
Parmigiano a scaglie g 40
Uova 2
Costole di sedano 2
Tartufo marzuolo g 40
Sale
Pepe di mulinello

Procedimento
Sciogliere il burro sul fuoco, unire la farina e il latte poco alla volta fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo. Unire il parmigiano grattato, un poco di tartufo grattato e le uova una alla volta, il sale e il pepe. Riempire con il composto degli stampini in alluminio imburrati. Cuocere a bagnomaria in forno a 180° C. Verificare la cottura immergendo uno stecchino negli sformatini. Servire gli sformati con il sedano tagliato a filangè (striscioline), il parmigiano a scaglie, il tartufo affettato e un filo d’olio

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L’OLIO EXTRAVERGINE IN CUCINA
L’olio extravergine di oliva, tanto a crudo quanto in cottura, è l’ideale in cucina, sia per la ricchezza di gusto che dona alle pietanze che per le possibilità di uso praticamente infinite. L’uso di quest’olio, comune nell’Italia centro meridionale, si contrappone all’uso prevalente del burro delle cucine del nord.
LA SCELTA DELL’OLIO PER LE VARIE PIETANZE
Per scegliere il giusto olio, per condire o cucinare una pietanza, occorre considerare che il prodotto olio deve sposarsi in modo ottimale con gli altri ingredienti della preparazione.
Di conseguenza, come per l’abbinamento cibo-vino, il gusto dell’olio non dovrà ne prevalere, ne scomparire, nella miscela ottenuta con gli altri ingredienti del piatto. Per esempio, un errore comune e quello di utilizzare un olio molto fruttato in accompagnamento a un pesce cotto al vapore.
Le diverse caratteristiche dei vari oli permettono, quindi, di equilibrare e di esaltare il gusto complessivo della pietanza.
Per semplificare la scelta possiamo classificare l’olio in tre categorie gustative: oli dal fruttato tenue; oli dal fruttato intenso; oli dal fruttato medio.

Oli extravergini dal fruttato tenue
Sono oli dal sapore dolce e armonioso.
In cucina sono usati soprattutto per:
• Realizzare salse da mortaio (es. pesto, noci) e non (es. verde per bolliti)
• Condire insalate di mare, carpacci di pesce, pesci di mare lessi, cotti a vapore o al sale
• Preparare zuppe di pesce, di mitili, di molluschi e di crostacei
• Condire formaggi a pasta molle e freschi
• Stufare verdure
• Saltare carni bianche
• Preparare fritti di frattaglie, di pesci, di funghi, d’ortaggi e di frutta.

Oli extravergini dal fruttato intenso
Sono oli con un gusto deciso, forte e leggermente piccante.
In cucina sono usati soprattutto per:
• Condire insalate di verdure estive, bruschette, pinzimonio d’ortaggi crudi, legumi bolliti, bistecche alla brace
• Preparare zuppe di cereali (di farro e di orzo) e di legumi (di ceci e fagioli), purè di legumi secchi
• Cuocere carni rosse e selvaggina in umido alla griglia, spiedini di carni rosse e di selvaggina.

Oli extravergini dal fruttato medio
Sono oli dal sapore intermedio tra l’intenso e il tenue.
In cucina sono usati soprattutto per:
• Condire insalate di funghi, carpacci di pesce affumicato e di carne, ortaggi lessati, crostacei lessati o a vapore, pasta o riso in bianco, formaggi stagionati e piccanti, carni bianche lesse.
• Cuocere zuppe di funghi e di cipolle, minestre di ortaggi, torte di verdure, spiedini di pesce e di molluschi gasteropodi (polpi, calamari e seppie), crostacei grigliati, pesci al forno, spiedini e scaloppine di carni bianche, stufati di carni e verdure.
• Preparare funghi, peperoni, e carciofi sott’olio.

L’USO DELL’OLIO NELLE VARIE PREPARAZIONI DI CUCINA

Sott’oli (olio crudo)
L’olio extravergine di oliva può essere usato come conservante per realizzare degli ottimi sott’oli. Le verdure prescelte sono cotte per qualche minuto in acqua, aceto e sale, poi, una volta raffreddate, messe in vasetti e coperte d’olio.

Condimento per legumi e verdure (olio crudo e cotto)
L’olio extravergine è usato, a crudo, per condire i legumi (fagioli, ceci) bolliti con l’aggiunta di sale e pepe nero.
Per le verdure, in particolare quelle a foglia (bietole, spinaci, rape, cavolo nero, ecc.) bollite è usato a crudo insieme al limone.
Altre preparazioni tipiche prevedono la rosolatura dell’aglio (schiacciato o tritato) nell’olio e successivamente l’aggiunta della verdura prescelta (bietola, spinaci, ecc)

Oli aromatici (olio crudo)
Sono preparati semplicemente aggiungendo all’olio extravergine l’elemento aromatizzante (peperoncino, aglio, ecc.). Sono pronti dopo una macerazione di 10 – 30 giorni.
Devono essere conservati in bottiglie chiuse, al riparo dalla luce e consumati entro qualche mese. Sono molto pratici da usare in cucina.
In commercio si trova l’olio al tartufo che non è aromatizzato realmente con il tartufo ma con essenze artificiali.

Marinate (olio crudo)
L’olio è usato per fare delle marinate veloci a freddo insieme al succo di limone, l’aglio, il prezzemolo e il pepe. Con questo sistema sono marinati soprattutto i pesci sia per produrre carpacci e insalate che per sottoporli a successive cotture (es. alla griglia)

Soffritti
I soffritti sono la fase iniziale di preparazione di salse, minestre, carni stufate e brasate.
In toscana per i soffritti è usato esclusivamente l’olio extravergine con le verdure (carote, sedano, cipolla, aglio, ecc) tritate.
Le alte temperature che può raggiunge l’olio durante la cottura permettono la rosolatura delle verdure accentuandone i sapori e gli aromi.
L’olio ha la funzione di assorbire i sapori e gli aromi e diffonderli in tutta la pietanza.

Come finitura su minestre, zuppe, ecc.
In questi casi sopra una preparazione già cotta viene messo un filo d’olio crudo. In questi casi usare sempre oli fruttati che diano morbidezza e un pizzico di mordente alla preparazione.

La “sfumata”
Per “sfumata” s’intende far soffriggere per qualche minuto, in olio extravergine, salvia, rosmarino e aglio in foglie, o tritati. Questa preparazione viene versata, a fine cottura, nelle minestre di legumi e gli conferisce maggiore aromaticità. Usando questo sistema si evita di far cuocere troppo le erbe aromatiche che darebbero una nota amarognola alla preparazione.
Un altro uso di questo sistema serve per aromatizzare la bistecca alla fiorentina. In questo caso la sfumata viene fatta con l’olio, il rosmarino in foglie e il pepe nero in grani.

La frittura
L’olio extravergine di oliva può essere considerato un ottimo olio per friggere poiché ha un elevato punto di fumo che gli permette di non deteriorarsi fino a temperature prossime ai 200° C. Inoltre nella frittura una parte dell’olio rimane sull’alimento fritto, di conseguenza l’uso di olio extravergine di oliva permette di ottener fritti più saporiti che usando l’olio di semi. Per questo motivo l’olio extravergine è sconsigliato per la frittura di dolci che avrebbero un troppo marcato sapore d’olio.
Lo scarso uso dell’olio extravergine è dovuto al suo costo elevato e al fatto che si è diffusa la convinzione che gli oli di semi siano migliori di quelli di oliva per la frittura. Cosa completamente falsa, infatti l’olio d’oliva è il più resistente ai ripetuti riscaldamenti che si verificano nelle friggitrici dei ristoranti. Questo perché ha una maggiore stabilità e resistenza all’ossidazione.
Come riconoscere un olio deteriorato
1. Imbrunimento del colore
2. Aumento della viscosità
3. Formazione di schiuma
4. Abbassamento del punto di fumo
Le regole per una buona frittura
1. Usare abbondante olio che permetta di coprire il cibo in cottura
2. Non superare mai i 180° C durante la cottura
3. Tagliare a piccoli pezzi il prodotto da friggere
4. Se friggete le patate asciugatele prima della cottura
5. La quantità di cibo da friggere non dovrà essere abbondante (abbassamento della temperatura dell’olio)
6. Coprire gli alimenti con sostanze che impediscano il contatto dell’acqua degli alimenti con l’olio, usando farina, uova, pangrattato, pastelle, ecc.
7. Non salare il prodotto durante la frittura
8. Scolare bene l’olio dal prodotto fritto con carta assorbente
9. Filtrare l’olio se vogliamo riutilizzarlo (le scorie favoriscono il degrado)
10. Cambiare frequentemente l’olio usato
11. Non ricolmare le friggitrici

L’arrostimento
Nell’arrostimento l’olio extravergine serve, insieme all’aria calda, da trasmettitore di calore al cibo in cottura, permettendo una perfetta rosolatura (reazione di Maillard), la caramellizzazione degli zuccheri e l’esaltazione degli aromi e del gusto.

I dolci (olio crudo)
L’olio extravergine non trova largo impiego in pasticceria dove viene preferito il burro. Questo è dovuto al fatto che le ricette, in passato, venivano studiate per usare lo strutto. Successivamente i pasticceri non hanno fatto altro che sostituirlo con il burro che è, come lo strutto, un grasso solido. Nulla vieta, però di ricercare ricette dove sia previsto usare l’olio al posto del burro.
Nella cucina toscana viene usato nel castagnaccio e in alcune schiacciate dolci.

Il pane e la pizza (olio crudo)
L’olio extravergine viene usato in panificazione per conferire morbidezza e sapore a vari tipi di prodotto.
E’ indispensabile, inoltre, per la preparazione della pasta per la pizza.

CONSIGLI D’USO
Per usare nel giusto modo l’olio extravergine d’oliva in cucina vi diamo alcuni consigli:
• Preferire sempre l’uso dell’olio a crudo perché il prodotto non è denaturato dal calore e può esprimere al meglio le sue caratteristiche organolettiche.
• Tenere conto che le salse di condimento nelle quali sono presenti sostanze acidule (es. citronette e vinaigrette) non permettono di far risaltare il gusto dell’olio. Quindi per condire a crudo le insalate può essere consigliabile usare solo l’olio senza limone o aceto.
• In ogni caso preparando citronette e vinaigrette non eccedere nell’uso degli ingredienti aciduli che sopraffanno il sapore dell’olio.
• Usare la giusta quantità d’olio. L’eccesso d’olio in una pietanza la rende meno gradevole, meno digeribile e più calorica. La presenza insufficiente d’olio penalizza il gusto della pietanza. L’uso di un ottimo olio extravergine permette di conferire sapore alle pietanze usandone una quantità inferire.
• I grassi ad alte temperature danno origine ad una sostanza nociva per il nostro organismo: l’acroleina. Questa temperatura, tipica di ciascun grasso, si raggiunge quanto l’olio in cottura inizia a fumare. E’ quindi essenziale non superare il “punto di fumo”, per non rendere meno digeribili le pietanze. Questo rischio d’eccessivo riscaldamento si corre, di solito, nelle cotture al salto fatte in padella e nelle fritture, poiché il calore del fornello è controllato dal cuoco in modo sommario. Per la frittura, l’uso di friggitrici dotate di termostato elimina quest’inconveniente.
• Non riutilizzare l’olio extravergine usato per friggere.
• Conservare l’olio al riparo della luce a temperature non elevate.

I funghi porcini

In cucina il porcino costituisce un ingrediente prezioso che può essere usato in numerose preparazioni. Il suo gradevole aroma lo rende ingrediente apprezzatissimo e permette ai cuochi di creare piatti semplici e gustosi. E’ impossibile coltivarlo e quindi lo si raccoglie nei boschi solo in estate e in autunno. Il colore del cappello cambia in base alla pianta sotto la quale è nato (castagno, abete rosso, abete bianco, faggio. ecc.). Se siete dei cercatori prima di consumarlo, occorre essere ben certi che sia un porcino, per evitare possibili avvelenamenti.

LA RACCOLTA DEI FUNGHI

Quando si raccolgono i funghi, innanzi tutto, bisogna stare molto attenti, vista la notevole quantità di varietà velenose e allucinogene. Tra i pericoli più gravi, c’è quello dell’intossicazione mortale da funghi. Ogni anno in Italia, purtroppo, si verificano diversi casi di morte, e quasi sempre per ingestione di Amanita phalloides, ma anche a causa dell’Amanita Verna, o dell’Orellano. Funghi che un esperto riconosce facilmente, ma che invece qualcuno mangia senza averli fatti controllare, forse scambiandoli con esemplari di specie innocue.
Inoltre, la raccolta impone dei precisi procedimenti ed il rispetto di alcune regole, il bosco, infatti, non va mai violentato e quindi non vanno raccolti funghi troppo piccoli e quelli molli o attaccati dai vermi, perché saranno utili alla nascita della futura fungaia.
Sicuramente il più noto e pregiato è il Boletus edulis: ha il cappello un po’ viscido se è bagnato e la polpa color crema; cresce sotto l’abete rosso, il faggio, il castagno, il nocciolo e da questi ospiti trae delle caratteristiche precise. Per esempio, se cresce sotto il castagno è più profumato, mentre se nasce sotto il faggio o l’abete apparirà più compatto.

COME SCEGLIERE E ACQUISTARE I FUNGHI PORCINI

Per l’acquisto scegliete sempre porcini giovani con il cappello chiuso e rotondeggiante perché sono più compatti e saporiti. Assicuratevi che la superficie del fungo non sia appiccicosa, la consistenza flaccida e la parte spugnosa non sia verdognola. In tal caso il fungo è troppo vecchio e darà un pessimo risultato in cucina.
In Toscana esiste un’indicazione geografica protetta (IGP) per i porcini raccolti nel comune di Pontremoli, in provincia di Massa Carrara e nel Comune di Borgotaro. Tale marchio permette sia la tutela dei consumatori sia dell’ambiente di raccolta.
Molto spesso i funghi che si trovano sul mercato sono importati e hanno caratteristiche organolettiche davvero scarse.
Per questo motivo è buona norma fidarsi solo di venditori conosciuti, che ne garantiscono la provenienza, perché se alcune varietà straniere sono buone (vedi le jugoslave e le savoiarde), da quelle marocchine, scandinave o orientali è meglio tenersi lontani.

COME PULIRE I FUNGHI

I funghi non dovrebbero essere lavati, ma puliti, uno ad uno con un panno umido. Al massimo potete passarli velocemente sotto l’acqua corrente. E’ scorretto tenerli a bagno nell’acqua perché essendo spugnosi si ammollano perdendo sapore e odore. Naturalmente la parte terrosa del gambo deve essere tagliata via.

I FUNGHI SECCHI

Il modo migliore per conservare il porcino è essiccarlo. Dopo aver scelto dei porcini sani affettarli a fette sottili e sistemarli su graticci di legno, al sole, avendo cura di girarli spesso. Se il sole dovesse mancare metterli in forno ad una temperatura di 30/40°C fino a completa essiccazione. Poi per conservarli metterli in sacchetti chiusi ermeticamente.
Commercialmente i funghi secchi sono divisi in 5 “gruppi”: extra; speciali; commerciali; briciole; in polvere. I gruppi si differenziano secondo il grado di integrità e le dimensioni che avevano gli esemplari freschi ed in relazione al sistema di essiccazione che è stato utilizzato.
La legge impone che l’etichetta sulla confezione di vendita dei funghi contenga il gruppo di appartenenza del prodotto.
Se acquistate dei funghi secchi ricordate che quelli a buon mercato spesso non danno grandi risultati in cucina.

CONSIGLI GASTRONOMICI

1. I funghi porcini possono essere tagliati a fettine sottili o a cubetti, secondo la ricetta che dobbiamo preparare, usando sempre un coltello ben affilato.
2. La pietanza che preparate deve avere un sapore delicato che non predomini sul gusto del porcino.
3. Il grasso più indicato per cuocere il porcino è l’olio extravergine d’oliva.
4. Gli aromi con i quali si abbina più gradevolmente sono l’aglio, la nepitella, il pepe nero e il prezzemolo.
5. La cottura del porcino non deve mai essere troppo prolungata.
6. Anche se utilizzate porcini freschi l’aggiunta di un po’ di funghi secchi contribuisce ad esaltare il gusto del piatto.
7. Prima di usare i funghi secchi bisogna metterli a bagno in acqua calda per 30 minuti. Il liquido che rimane, può essere usato nella ricetta che preparate.
8. I funghi secchi necessitano di una cottura più lunga rispetto a quelli freschi per ritornare teneri.

Venerdì si è tenuta la serata di presentazione della Mostra Mercato del tartufo bianco delle Colline Sanminiatesi. Ecco il programma completo: http://www.gonews.it/pdf/programma_tartufo_2011_finale.pdf

GOURMET SHOW

Lo spettacolo dei cuochi e degli artigiani del gusto

Anche quest’anno si rinnova la tradizione dei Gourmet Show che dopo l’esperienza del Palatartufo dello scorso  anno , tornano nella loro sede originaria, in Piazza del Duomo, accanto al padiglione dedicato al tartufo.

Sul palco si alterneranno gli chef dei migliori ristoranti sanminiatesi e tanti artigiani del gusto.

Gli chef spiegheranno e realizzeranno in diretta pietanze a base di Tartufo Bianco  delle Colline Sanminiatesi, rivelando gli accorgimenti e i segreti per esaltare questo  prodotto inimitabile.

Ma San miniato non è solo tartufo e quindi daremo spazio anche ai nostri macellai, norcini, agricoltori, pasticceri e produttori di vino che con le loro produzioni di qualità fanno di San Miniato l’ormai rinomata Città del Gusto.

Non mancheranno momenti di riflessione sul mondo del cibo,  a cura della Condotta Slow Food di San Miniato,  che ci aiuterà a comprendere come conciliare, attraverso i nostri acquisti, scelte di buona salute e conservazione del territorio.

Ma il primo degli spettacoli doveva per forza essere dedicato ai cercatori di tartufo che attraverso l’Associazione Tartufai, vi permetteranno di dare uno sguardo indiscreto nel mondo misterioso e affascinante della ricerca di questo prezioso tubero e farvi capire come sia difficile portarlo sulle nostre tavole.

Gli appuntamenti sono per tutti i sabati e le domeniche pomeriggio della Mostra,  in Piazza del Duomo  a partire dalle 16,30.

 12/11 sabato Ore 16,30 Alla scoperta del tartufo biancoA cura dell’Associazione Tartufai delle Colline Sanminiatesi
Ore 18,00

Assaggi d’autore: “Creazioni di cioccolato” A cura del maestro pasticcere Sergio Corti della Pasticceria Oasi Dolce
13/11 domenica Ore 16,30

“Salami per tutti i gusti”A cura della Macelleria Lo scalco
Ore 18,00 Assaggi d’autore: “Mousse di pinoli e miele con tartufo” A cura dello chef Matteo Poggianti dell’Osteria della PrioraIn abbinamento un cocktail di Massimo Londi del Caffè Viti.
19/11 sabato Ore 16,30 ”Farro antico di Toscana”A cura di Luca Pedrini dell’Azienda San Cristoforo 
Ore 18,00

Degustazione di prodotti del territorioA cura della condotta Slow food di San Miniato
20/11 domenica Ore 16,30

 

Coccole di vitello Chianino IGP con tartufo”A cura della Macelleria Falaschi
Ore 18,00 Assaggi d’autore: “Leprino di Viterbo ripieno con tartufo”A cura dello chef Daniele Fagiolini del Ristorante Le ColombaieIn abbinamento il vino dell’azienda Agrisole.
26/11 sabato Ore 16,30 Assaggi d’autore: “Sformatino di spinaci con salsa al tartufo”A cura dello chef Roberto  Ascani dell’Osteria l’Upupa
Ore 18,00

Degustazione di prodotti del territorioA cura della condotta Slow Food di San Miniato
27/11 domenica Ore 16,30

 

Assaggi d’autore: “Tortello di funghi porcini con crema di Parmigiano e tartufo”A cura dello chef Paolo Fiaschi del Ristorante Papaveri e papere.
Ore 18,00 Premiazioni della XXXXI^ Mostra Mercato del Tartufo delle Colline Sanminiatesi

A termine di ciascun appuntamento degustazione gratuita delle pietanze e dei prodotti presentati.

A cena con gli amici

Una serata in trattoria, ma che trattoria!! Nelle campagne in provincia di Firenze si trova la frazioncina dove ha sede questo locale dall’aspetto pieno di contraddizioni. Ingresso dimesso dove più che il nome del locale si nota un bel foglio di carta bianco sul quale sono scritte a mano le seguenti parole: “Levate le borse dalle macchine”, e per la clientela la ridente campagna toscana si trasforma in un luogo poco adatto per passare una spensierata serata in compagnia. Passato lo stupore e prese le debiti precauzioni entriamo nel ristorante e troviamo una stanza old fashion colorata in modo approssimativo e in parte affrescata con motivi legati a Bacco. La prima cosa che si nota è un bancone da mescita dietro al quale si stagliano decine di bottiglie di vini e liquori dall’improbabile età, corredate da polvere secolare. E proprio mentre lo sguardo cerca di sfuggire da questa immagine a dir poco penosa l’ultimo contenitore sistemato sopra lo scaffale si rivela una confezione di Citrosodina. Un poco stupito mi immagino lauti pasti che per essere digeriti hanno avuto bisogno di un “aiutino”, al quale spero di non dover ricorrere. Una volta seduti notiamo sullo stipite della porta che va verso la cucina un’effige di San Francesco con bambino databile al secondo dopoguerra e tutt’intorno una sequela di prodotti in vendita con l’immancabile foglio bianco scritto a mano con il prezzo di vendita, un originale modo di informare la clientela dei prodotti che si possono consumare a cena o comprare e portare via (sempre che non vi abbiano già rubato la borsa). Tra i prodotti si notano delle eccellenze gastronomiche a prezzi non proprio economici. Un bel prosciutto iberico dal costo di 25 euro l’etto e dei fagioli di Sorana a 22 euro per ogni mezzo chilo.
L’apparecchiatura di foggia contadina, con tanto di piatti di porcellana bianca vecchia maniera ha un guizzo di fantasia per la presenza di calici a tulipano di dimensioni esorbitanti e non certo adatti al vino toscano della casa che poi ci sarebbe stato servito.
Il menu che abbiamo degustato era composto da un penna al pomodoro piccante, da un pasta con salsa di asparagi e panna, da una grigliata cotta alla brace composta con solo carne di maiale; salsiccia, rostinciana e bistecchina, servita con zucchine trifolate, fagioli di Sorana all’uccelletto e cavolo strascicato.
Nel complesso il pasto è stato gradevole con l’aspetto positivo della buona e ben cotta carne alla brace e delle cadute di stile con il cavolo cotto dal giorno prima e le zucchine salate. Finale in gloria con cantuccini alle mandorle da discount e vinsanto piuttosto anonimo.
Conto di 25 euro a persona.